L’interesse per le materie STEM degli studenti Americani che frequentano la high school non è più quello di qualche anno fa.

Da una parte il 52% degli Americani ritiene che gli argomenti oggetto di insegnamento siano troppo complessi e dall’altra i punteggi ottenuti dagli studenti rispetto a alcuni indici di valutazione (fra questi ACT Math) sono al loro minimo storico da 20 anni a questa parte, come si legge in questo articolo apparso su Forbes.

Chi meglio degli studenti stessi può trovare soluzioni a questo problema? Dev’essere ciò che ha pensato SIAM (Society for Industrial and Applied Mathematics) che ha condotto un sondaggio tra 1.500 studenti delle high school americane.

Il risultato è che gli studenti sembrano davvero avere le idee chiare: tra le risposte meno convenzionali emerge che il 56,7% vorrebbe una maggiore disponibilità di proposte di partecipazione a progetti scientifici divertenti e competizioni, il 49% vorrebbe che le lezioni in ambito STEM fossero maggiormente calate nella vita reale e il 32% vorrebbero che gli insegnanti impiegassero un po’ più di … umorismo.

E in Italia? Non abbiamo un sondaggio analogo (se qualcuno ne fosse a conoscenza segnalatecelo!) e tuttavia il Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD) già dalla sua pubblicazione da parte del MIUR nell’autunno del 2015 (documento di indirizzo e attuazione della legge 107/2015 denominata della “Buona scuola”) si è mostrato ricco di raccomandazioni che vanno proprio nella direzione suggerita dagli studenti americani.

E da allora gli sforzi in questo senso si sono susseguiti senza sosta: non ultimi il Leonardo Junior Hack competizione indetta in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci e il finanziamento di progetti che mirano allo sviluppo di metodologie didattiche innovative.

La strada è quella giusta, ci auguriamo di poter vedere presto e misurare i primi risultati.